Trento, Spinelli: dal 25 aprile nasce l’Autonomia
27/04/2026
Trento ha celebrato l’81° anniversario della Liberazione con una cerimonia partecipata nei luoghi della memoria cittadina, durante la quale il vicepresidente della Provincia autonoma, Achille Spinelli, ha richiamato il legame tra il 25 aprile, la nascita della Repubblica e il fondamento democratico dell’Autonomia trentina.
Il corteo tra le lapidi e i monumenti della memoria
La mattinata si è aperta con la messa nella chiesa di San Francesco Saverio, in via Belenzani, per poi proseguire con il corteo accompagnato dal Corpo musicale città di Trento. Il percorso ha attraversato alcuni dei luoghi simbolici della memoria civile: le lapidi di Palazzo Thun, il monumento ai caduti in piazza Portela, la targa dedicata agli ex Internati militari italiani presso il palazzo della Provincia in piazza Dante, quella in memoria di Giannantonio Manci in galleria Partigiani e il ricordo di Mario Pasi nell’omonima piazza.
La deposizione delle corone ha preceduto la cerimonia istituzionale, alla presenza delle autorità civili e militari. Accanto a Spinelli sono intervenuti il sindaco di Trento Franco Ianeselli e il commissario del Governo Isabella Fusiello. Gli approfondimenti di Mario Cossali, presidente dell’Anpi del Trentino, ed Elena Tonezzer, ricercatrice della Fondazione museo storico del Trentino, hanno aggiunto una lettura storica e civile alla ricorrenza.
Il nesso tra Liberazione, Repubblica e Autonomia
Nel suo intervento, Spinelli ha indicato il 25 aprile come passaggio fondativo dell’Italia repubblicana, da cui discendono i valori democratici che sostengono anche l’esperienza autonomistica. Rivendicare il rapporto tra Liberazione e 2 giugno 1946, ha spiegato, significa riconoscersi nei principi della Costituzione e nella scelta di un ordinamento capace di tutelare territori, comunità e minoranze.
Il vicepresidente ha definito l’Autonomia una garanzia per rispettare le peculiarità locali e le differenze culturali, ma anche un argine contro le derive autoritarie e centralistiche prodotte dal fascismo. In questa prospettiva, l’Autonomia trentina viene richiamata come strumento di convivenza, tutela delle minoranze linguistiche e responsabilità democratica.
Dal contributo dei costituenti all’Accordo di Parigi
Spinelli ha ricordato figure come Elsa Conci, Maria de Unterrichter e Alcide De Gasperi, sottolineando il loro ruolo nella costruzione dell’Italia democratica e nel percorso che portò all’Autonomia. Il 2026 segnerà anche l’80° anniversario dell’Accordo di Parigi, firmato da De Gasperi e Karl Gruber, passaggio decisivo reso possibile dalla sconfitta dei totalitarismi.
Nel discorso è entrata anche la storia dolorosa del Trentino durante la Seconda guerra mondiale: oltre 40 mila trentini coinvolti nel conflitto, 10 mila internati militari nei lager nazisti, perseguitati politici e partigiani. Spinelli ha citato inoltre le conseguenze delle opzioni per mocheni, cimbri e ladini, indicando quel patrimonio di esperienze come base di una memoria pubblica capace di alimentare partecipazione e responsabilità.
Il vicepresidente ha infine richiamato la Carta di Chivasso e il Manifesto-programma del 1944 del gruppo guidato da Manci, testi che immaginavano un’Italia repubblicana dentro un’Europa unita e fondata sulle autonomie. Da quelle idee, ha concluso, arriva ancora oggi un riferimento per custodire la democrazia e rinnovare il senso della Liberazione.
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